Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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I guadagni dei consiglieri regionali

Per molti giovani precari, 16mila euro è la somma – da fame – percepita per un intero anno di lavoro. Per i consiglieri regionali del Piemonte, lo stipendio mensile lordo, frutto in media di una decina di mezze giornate al mese passate tra commissioni e voto in aula. Otto regioni sopra i 10mila euro mensili Come non stupirsi, allora, della trepidazione con cui tanti candidati hanno atteso i risultati fino a notte inoltrata. I consiglieri regionali più pagati dopo i piemontesi sono quelli della Puglia (13.830 euro al mese), quindi tocca all’Abruzzo (13.359), alla Lombardia (12.555), alla Sardegna (11.417), all’Emilia-Romagna (11.053 euro) e alla Calabria (11.316). All’ottavo posto per retribuzioni si piazza la Campania (10.976 euro), seguita dalla Sicilia (10.946) e dal Molise (10.255). La battaglia all’ultimo voto nel Lazio ha significato per molti lo spartiacque tra uno stipendio da 9.958 euro mensili o il proseguimento della propria attività lavorativa. Non c’è stata storia in Veneto, ma in questo caso i consiglieri eletti dovranno “accontentarsi” di 9.977 euro, quelli della Liguria di 9.337 euro. A seguire gli eletti in Friuli Venezia Giulia (7.766 euro), Toscana (7.633) e Basilicata (7.029). I consiglieri regionali delle Marche guadagneranno 6.810 euro mensili, mentre quelli del Trentino Alto Adige – dove non si è votato, insieme ad altre sei regioni – portano a casa 6.614 euro. I più “poveri” sono gli eletti in Valle d’Aosta (6.607 euro) e in Umbria (6.597 euro), ma in entrambi i casi si tratta di stipendi che in azienda sono alla portata dei soli dirigenti.

Vendola stacca tutti

Quanto ai presidenti di Regione, invece, spicca su tutti quello pugliese: Nichi Vendola ha brindato alla sua rielezione, consapevole anche dei 18.885 euro che incasserà ogni fine mese. Alle sue spalle il neo-presidente della Calabria Giuseppe Scoppelliti (13.353 euro) e la laziale Polverini (12.548 euro). Ma meglio di questi ultimi due se la passano i presidenti di due regioni non coinvolte nell’ultima tornata elettorale: si tratta dei Governatori di Sardegna (Cappellacci) e Sicilia (Raffaele Lombardo), che incassano rispettivamente 14.624 e 14.329 euro mensili. E la festa non è finita: nelle prossime settimane partirà il classico spoil system con l’attribuzione di incarichi nelle ASL e nelle partecipate delle Regioni e lì se ne vedranno delle belle.

 

Ministri, nipoti e figli d’arte promossi e bocciati in Italia

Il ministro Mara Carfagna eletta in Campania con 55mila preferenze Dal Piemonte alla Calabria è un lungo elenco di promossi eccellenti e altrettanto eccellenti bocciati. Conquistano una poltrona da consigliere regionale astrofisici di fama internazionale come Margherita Hack e figli d’arte come Renzo Bossi, ma restano senza neanche uno strapuntino critici mediatici come Vittorio Sgarbi. Partendo dal Nord non sono poche le sorprese nel Piemonte, dove ha vinto di misura la Lega di Roberto Cota. Nel nuovo consiglio regionale non entra una nutrita pattuglia di ex uomini della Bresso dal vicepresidente Paolo Peveraro al responsabile della cultura Gianni Oliva. Fuori anche gli ex assessori Daniele Borioli, Luigi Sergio Ricca e Andrea Bairati. Silurato un “veterano” come l’ex assessore dc Giampiero Leo, passato da anni al fronte del centrodestra. In Lombardia il nome più celebre tra le new entry è quello di Renzo Bossi che da “trota” è stato promosso consigliere al Pirellone. Carriera lampo anche per Nicole Minetti, l’ormai celebre igienista dentale, miracolata da un incontro con Silvio Berlusconi al San Raffaele. Tra gli eletti l’uscente Giancarlo Abelli, marito di Rosanna Gariboldi, finita in carcere nell’ambito dell’inchiesta Santa Giulia. Nel Veneto delle venti poltrone finite alla Lega il bocciato più conosciuto è l’esponente verde Gianfranco Bettin. In Liguria il bocciato più importante è il segretario cittadino del Pdl Gianfranco Gadolla, un imprenditore fratello del primo rapito delle Br.

Nella Toscana che ha eletto presidente l’assessore alla Sanità Enrico Rossi due esclusioni importanti nel campo del centrosinistra: il presidente del Consiglio comunale di Firenze Eugenio Giani e il segretario metropolitano del Pd Simone Naldoni. Anche in Emilia Romagna si segnalano due “silurati” di peso: il vicesindaco della giunta Delbono Claudio Merighi e il giornalista, ex Radio Belva, Gustavo Selva. Il tornado Polverini, l’unica candidata che “polverizza” gli avversari, rivoluzionerà il consiglio regionale del Lazio. Lunga la lista degli uscenti rimandati alle loro antiche occupazioni con un grave problema per il bilancio della “Pisana” che dovrà rivedere il budget per le liquidazioni. Tra i nomi nuovi quelli di Isabella Rauti, moglie del sindaco Alemanno ma come afferma lei stessa “innanzitutto figlia d’arte”, e dell’astrofisica Margherita Hack. ll record delle preferenze va a Mario Brozzi, ex medico della Roma. Entrano in consiglio anche l’ex presidente Francesco Storace e il figlio dello “squalo” Vittorio Sbardella, Pietro, eletto nell’Udc. Il bocciato più famoso è Vittorio Sgarbi, lo stesso che si era detto certo di raccogliere il 12 per cento dei voti. In Umbria ce la fa la transfuga Paola Binetti, passata in un amen dal Pd a Casini. Nelle Marche, dove ha vinto il centrosinistra, si affacciano anche due consiglieri leghisti Enzo Marangoni e Roberto Zaffini, detto Zaffo

Molti nomi famosi nel consiglio regionale della Campania. Record di preferenze, oltre 55mila, per il ministro Mara Carfagna che preferisce però restare al governo a Roma. Conferme nel fronte Pdl per Sandra Lonardo Mastella e per Roberto Conte, condannato in primo grado per associazione camorristica. Eletta anche Alessandra Mussolini. Non ce l’ha invece fatta Angelo Gava, figlio e nipote della stirpe. Nella Puglia di Nichi Vendola, il fatto politico più significativo è l’esclusione del terzo incomodo Adriana Poli Bortone che è riuscita a far perdere il candidato di Fitto Rocco Palese ma non ha superato lo sbarramento del fuoco amico degli alleati Udc. Sempre in Puglia da segnalare l’elezione a sindaci a Margherita di Savoia di Gabriella Carlucci e ad Andria dell’avvocato Nicola Giorgino, fratello del più celebre anchorman Francesco. In Calabria e Basilicata non ci sarà neanche una donna. In Lucania ha raccolto un buon 8,7 per cento lo scrittore e giornalista Magdi Cristiano Allam. Nella Calabria strappata dal Pdl al centrosinistra ci saranno, unica consolazione per il segretario Paolo Ferrero sonoramente battuto in Campania, due consiglieri di Rifondazione.

   

Comunicato on. Luca Romagnoli

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"Il testa a testa nel Lazio ha un solo merito e un solo "nonostante": la Fiamma Tricolore fa la differenza, perchè, nonostante la Polverini abbia preferito non accogliere in coalizione la Fiamma di Romagnoli, se vincerà di un soffio lo dovrà proprio al senso di responsabilità della Fiamma, che ha fatto sì che in ciascuna provincia la Fiamma scegliesse di sostenere un candidato delle liste che corrono per il centro-destra. Se perderà, invece, dovrà riporre le speranze di un annullamento di queste strambe consultazioni nel ricorso al TAR per l'annullamento delle elezioni che la Fiamma ha presentato e andrà in discussione di merito il 6 maggio". Analoga situazione in Piemonte ove pure il risultato, per il momento, è al fotofinish.

Luca Romagnoli

   

Una vittoria, tanto più considerato l'astensionismo, tutta di Berlusconi e sopratutto nel Lazio.

Una vittoria che marginalizza ogni tentazione terzopolista - a meno di non prefigurare un asse centrosinistro che al momento appare di non facile costruzione-. Ma non solo rose: si pone con maggior forza la capacità di condizionamento della Lega, determinante spina nel fianco. A destra del Pdl, il deserto. In questo quadro non c'è molto da scegliere: antagonismo fino alla (eventuale) morte, o "inclusione" che non vuol dire disciogliersi ma affiancarsi strutturalmente in modo organico nella Lega o nel Pdl cercando di portare con se e rendere partecipato il nostro progetto sociale. Non vedo altre possibilità e quindi il tempo delle scelte è questo.

Luca Romagnoli

   

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